BARCELLONA: La Gioconda – Amilcare Ponchielli, 28 febbraio 2026
LA GIOCONDA
Amilcare Ponchielli
Direttore Daniel Oren
Regia Romain Gilbert
Personaggi e Interpreti:
- La Gioconda Ekaterina Semenchuk
- Laura Adorno Varduhi Abrahamyan
- Alvise Badoero Alexander Köpeczi
- La Cieca Violeta Urmana
- Enzo Grimaldo Martin Muehle
- Barnaba Ángel Ódena
Mimo Maxime Nourissat
Scene Etienne Pluss
Costumi Cristiano Lacroix
Luci Valerio Tiberi
Coreografia Vincent Chaillet
Coro del Gran Teatre del Liceu
Direttore del coro Pablo Assante
Coro di voci bianche dell’Orfeó Català
Direttore Glòria Coma i Pedrals
Orchestra Sinfonica del Gran Teatre del Liceu
Coproduzione Gran Teatre del Liceu e Teatro San Carlo di Napoli
Teatre Liceu, 28 febbraio 2026
“Pochi versi” parafrasando il mio omonimo Chénier, per commentare una replica, la penultima del secondo cast, di questa fortunatissima edizione de La Gioconda andata in scena al Teatre Liceu di Barcellona per ben 11 recite.
Non mi dilungherò sulle incongruenze di uno spettacolo “piacione” per la maggior parte del pubblico, ivi compresa buona parte della critica: quando la tradizione tradisce sè stessa; “s’è visto di peggio” e “non dava fastidio” (a me sì) passano in questi casi per complimenti sperticati. Vale la pena, piuttosto, sottolineare di nuovo le stupende prove di orchestra, sotto la direzione attenta a colori di Daniel Oren che non perde mai di vista le esigenze del palcoscenico, e del coro.
Cast notevolissimo, iniziando dalla protagonista: Ekaterina Semenchuk, la quale acquista via via una precisa e preziosa identità sopranile, senza perdere però la consistenza in note centrali e gravi. Una “spinto”, verrebbe da dire, ma che canta con estrema morbidezza, ricerca di colori, splendidi attacchi in pianissimo, dal fatidico “Enzo adorato!”, impetuosità sempre controllate nel duetto con Laura e, finalmente, un quarto atto magistrale tanto sul lato vocale quanto, soprattutto, su quello interpretativo.
Unica superstite, con i ruoli di fianco, del primo cast, Violeta Urmana: l’artista lituana centra una Cieca memorabile, unico caso conosciuto di incredibile “tripletta”: prima quale Laura, poi Gioconda ed ora contralto in una parte risolta al massimo della espressività. Cambio di tenore: al debuttante Michael Fabiano, che a quanto pare è andato affrancandosi dalle iniziali titubanze recita dopo recita, è subentrato il tenore brasiliano di origine tedesca, Martin Muehle. Enzo evidentemente più navigato, dotato di voce squillante in acuto, veemente e ben proiettata in zona centrale; in tanta dovizia l’intonazione è spesso incerta. Ciò si è notato sia in “Cielo e mar”, piuttosto ondivago e, soprattutto, nel successivo duetto con Laura: “Laggiù nelle nebbie remote”, nebbie da cui Oren è riuscito comunque a trarlo in porto.
Molto bene, bel colore vocale, acuto centrato, buona linea di canto la Laura armena di Varduhi Abrahamyan. Notevole il giovane gagliardo basso rumeno, di minoranza ungherese, di Cluj-Napoca Alexander (Sandor) Köpeczi, Alvise dalla vocalità autorevole. Fisicamente imponente, ben fraseggiato, accentuato con ottimo italiano; da mettere a fuoco un attimo l’acuto, ma ha buona Maestra: la sua compagna Anna Netrebko, presente alla recita. Infine, gloria locale a pieno merito, il baritono Ángel Ódena nella parte del terribile cantore Barnaba. Ricchezza di armonici, voce corposa in zona grave, facile all’acuto: ricorda il conterraneo baritono Manuel Ausensi, che proprio al Liceu ricevette i maggiori consensi. Si somma una tecnica ferrata che gli permette mezze voci e sottigliezze interpretative. Apprezzabile tanto nell’esposizione di “O monumento”, quanto in certe frasi del canto di conversazione su cui si basa gran parte dell’opera: l’ironia verso Enzo nella scena del riconoscimento, la perversione del finale con un “Non ode più! Ahh” soffocato di grande effetto. Successo pieno per tutti.
Andrea Merli


