MILANO: Marina – Umberto Giordano, 12 febbraio 2026
Marina
Umberto Giordano
(prima esecuzione assoluta; Editio Princeps, Libreria Musicale Italiana / Edizione Nazionale delle Opere di Umberto Giordano; edizione critica a cura di Andreas Gies)
libretto di Enrico Golisciani
direttore Vincenzo Milletarì
Personaggi e Interpreti:
Lambro (baritono) Mihai Damian
Daniele (baritono) Nicholas Mogg
Marina (soprano) Eleonora Buratto
Giorgio Lascari (tenore) Freddie De Tommaso
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro della Fondazione Teatro Petruzzelli
maestro del coro Marco Medved
Teatro Dal Verme, 12 febbraio 2026
Correva il 1888, secondo concorso Sanzogno per giovani compositori, nientemeno 73 i partecipanti: vincitore Pietro Mascagni con Cavalleria Rusticana. Il seguito è storia nota.

photo © Lorenza Daverio
Ignota ai più, invece, la partecipazione di un appena ventenne Umberto Giordano da Foggia, ma istruito al celebre Conservatorio San Pietro in Majella di Napoli da Paolo Serrao che ebbe tra i suoi discepoli anche Cilea, con Marina, atto unico su libretto del pure napoletano Enrico Golisciani, che si classificò -fuori dal podio, si direbbe oggi in tempi di giochi olimpici- al 5° posto. Non male, soprattutto perché Amilcare Galli, direttore della relativamente giovane Casa editrice Sonzogno, colse in quella prova “forte, spiccata, originale l’affermazione di un ingegno brillantissimo” che valse al giovane compositore il contratto per la sua prima opera data finalmente alla scena, Mala vita, altro drammone Verista che ai tempi colse un discreto successo, obnubilato poi dal trionfo del successivo, e definitivo, Andrea Chènier.

photo © Lorenza Daverio
Di Marina, data per perduta, è stata casualmente scoperta la partitura autografa, acquistata in un’asta nel 1896 dall’Università di Yale, da Andreas Gies autore dell’edizione critica ora finalmente eseguita in forma di concerto nell’ambito dell’81esima stagione de I Pomeriggi Musicali di Milano al Teatro Dal Verme, ormai ridotto a pur ottimo auditorium dopo essere stato teatro di tantissimi eventi musicali e “prime” assolute, citiamo Pagliacci di Leoncavallo nel 1892, direttore Toscanini e, tra le tante, La Vedova Allegra in versione italiana nel 1907 con protagonista la celeberrima Emma Vecla.

photo © Lorenza Daverio
Atto unico della durata di un’oretta scarsa – la brevità gran pregio, sempre! – rivela un talento precoce nel quasi imberbe Autore, generoso in melodie di facile presa, armonizzatore ed orchestratore – preziosi gli interventi degli strumenti “obbligati”- ispirato e preparatissimo, certo debitore del mondo musicale che lo circondava e precedeva: da Ponchielli, di cui si respira spesso un’aura “giocondesca”, a Verdi quasi citato testualmente nel coro iniziale simile alla pagina della tempesta dell’Otello, di solo un anno precedente. La distribuzione dei numeri: un’aria di entrata per il soprano, un breve duetto col tenore, una canzone folclorica per il baritono ed un ampio concertato nella prima parte; un breve intermezzo, l’aria per il tenore, un grandioso duetto tra soprano e tenore – che anticipa per vigore quello finale dello Chènier – e la precipitosa e tragica uccisione dei due infelici manti, dimostrano musicalmente un orientamento sicuro e preciso. Meno felice il libretto, già nella flebile e scontata trama che pure per i tempi risultò di attualità: la guerra tra Serbia e Montenegro e l’amore impossibile tra la bella montenegrina, ambita ovviamente da un crudele baritono dall’impossibile nome: Lambro, e il ferito eroe serbo, ovviamente tenore sin nel midollo.

photo © Lorenza Daverio
Interessante, anzi preziosa, la proposta milanese che permette di inquadrare ancor meglio la figura di un compositore che non ha mai goduto le simpatie dell’intellighenzia musicale. Capolavoro? Anche no, ma musica pregevole ed ottimamente eseguita in vista di una prossima edizione discografica per l’etichetta DECCA, che detiene l’esclusiva del tenore l’italo-britannico Freddie De Tommaso, uno dei più validi esempi della sua corda tra quelli emersi recentemente, particolarmente versato a questo tipo di vocalità che pretende un colore maschio, un fraseggio ardente in una tessitura sempre impiccata e che, comunque, esige anche dolcezza e raccoglimento: sentimenti espressi a meraviglia nell’aria che apre il secondo atto “Chissà se un dì di me si soverrà?”, conclusa con un magnifico Si bemolle in pianissimo.

photo © Lorenza Daverio
Protagonista annunciata era Sonya Yoncheva, la quale ha cancellato l’impegno: forse dopo aver dato uno sguardo allo spartito, viene da pensare, tenendo conto della tessitura imposta al soprano. Eleonora Buratto, voce di opulenza e corpo notevole, ampia e sicura in acuto, compatta e solida in zona centrale e grave, ha dato vita come meglio non si poteva ad un personaggio che passa dai toni guerrieri di un’Abigaille in Nabucco, gridando “Sterminio! Sterminio! Sterminio!” alla dolcezza di un Amelia che confessa l’amore per il suo Riccardo nel duettone de Un ballo in maschera. Bravissima, applauditissima: semplicemente ideale per una parte breve, ma intensa.

photo © Lorenza Daverio
Bene, molto bene il baritono rumeno in rapida ascesa Mihai Damian, nella parte del crudele e vendicativo Lambro cui spetta un “toast” montenegrino che rimanda all’Escamillo della Carmen. Non più che corretto il baritono britannico Nicholas Mogg, Davide fratello di Marina cui spetta chiudere l’opera con uno sconsolato grido: “O suora! O suora mia!” francamente evitabile.

photo © Lorenza Daverio
In grande spolvero l’orchestra de I Pomeriggi Musicali diretta con passione e zelo dall’ottimo Maestro Vincenzo Milletarì. Prezioso l’apporto del Coro del Teatro Pretuzzelli di Bari istruito da Marco Medved, per i suoi brevi, ma puntuali e decisivi interventi.

photo © Lorenza Daverio
Teatro prevedibilmente stracolmo, successo calorosissimo con punte di entusiasmo per De Tommaso e per la Buratto.
Andrea Merli


