CAGLIARI: Holst – Gershwin – Delius, 6 agosto 2021

CAGLIARI: Holst – Gershwin – Delius, 6 agosto 2021

  • 07/08/2021
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Gustav Holst

A Choral Fantasia op. 51 


George Gershwin

Cuban Overture 


Frederick Delius

Appalachia – Variations on an old slave song

direttore Arthur Fagen
soprano Francesca Zanatta
baritono Alessandro Carta

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari 
maestro del coro Giovanni Andreoli  

Cagliari, 6 agosto 2021


Prosegue con successo la stagione estiva di Classicalparco 2021 del Teatro Lirico di Cagliari. Nella prima serata di “green pass” obbligatorio (tutto si è svolto ordinatamente, con gentile ed efficiente organizzazione da parte del personale del Teatro che accoglieva il pubblico) si è tenuto un concerto sinfonico con i complessi dell’Ente (Orchestra e Coro, sempre affidabili e di ottima resa) diretti dal Maestro statunitense Arthur Fagen.

Programma totalmente d’impronta anglo-americana e di raffinata impostazione. Si è cominciato con Appalachi. Variazioni su un antico canto di schiavi di Frederick Delius. Il compositore inglese trascorse in gioventù un periodo in una piantagione di arance in Florida, dove ascoltò le suggestioni dei canti dei neri in lontananza, che riempivano le ore del tramonto. Da questo nacque in seguito il lavoro Appalachia, nel 1896, che rimase ineseguito. Il musicista lo riprese in mano e lo rielaborò ampliandolo a partire dal 1902 (prima edizione pubblicata nel 1906). Si tratta di un lavoro ricercato e indubbiamente d’insinuante e quasi ipnotico impatto, con interventi corali e di una voce baritonale solista (in quest’occasione quella di Alessandro Carta, elemento della compagine del Lirico), che culla, con gli ondosi e pastellati richiami al malinconico dolore di un popolo vessato eppure ricco di fierezza, l’orecchio (e l’anima) di chi ascolta.

Fagen ha diretto questo brano senza nessuna protagonistica invadenza ma quasi mettendosi con meticolosa discrezione al servizio di un discorso musicale che vuole essere impressionistico ritratto di uno stato d’animo scaturito dal ricordo, in bilico tra malinconia e, si vorrebbe dire quasi inconsapevole da parte dell’autore, compartecipazione empatica.

Ancora più ficcante, in quanto a rarità e interessantissima resa musicale, il secondo pezzo scelto per il concerto, A Choral Fantasia op. 51 (prima rappresentazione Cattedrale di Gloucester, 1931) dell’inglese Gustav Holst, maestro della musica vocale e corale, ingiustamente poco ricordato per il suo valore. Con una presenza predominante in partitura dell’organo, Holst ci porta nell’atmosfera rarefatta, notturna e sottilmente inquieta di questa sorta di Requiem (resa con chiaroscurata partecipazione da Fagen) accompagnandoci nello sfuggente mondo di ombre inciso al cesello di una scrittura che non fa nulla per raggiungere l’effetto plateale di un culmine orchestrale ma proprio per questo entra sottopelle. Interventi efficaci del coro e della limpida voce della solista, il soprano Francesca Zanatta.

Finale con i fuochi d’artificio (e il pubblico ha risposto adeguatamente) con la proposta di Cuban Ouverture di George Gershwin, senza tema di smentita l’autore più importante della musica a stelle e strisce del Ventesimo secolo. Composizione del 1932, in Cuban Ouverture (sapientissima e trascinante esplosione di colori, cromatismi, ritmi caraibici e tropicali che si rincorrono sul filo del jazz e dello swing) è facilmente rintracciabile la fascinazione che il mondo yankee subiva allora (anche attraverso i film di Hollywood, pensate solo per fare un esempio a Carioca, dell’anno successivo, con Fred Astaire e Ginger Rogers) per l’esotismo in genere. Il Maestro Fagen ha guidato l’Orchestra del Lirico con danzante e coinvolgente partecipazione, sottolineando, come è giusto, di questa musica l’aspetto di “entertainment” (non è una parolaccia, eh…) ma anche la profonda e per nulla superficiale cultura musicale che sottende.

Applausi calorosi e appuntamento al prossimo fine settimana con i Carmina Burana di Orff, ultimo appuntamento della stagione estiva.

Giulio Spadari

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